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Renzi il suo job act prevede...lotto gratis la quaterna di Lottomio.it

Presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all’estero. Uno strumento per aiutare l’Italia a ripartire. Questo il cuore del Job Act di Matteo Renzi. Il segretario del Pd nella sua ENews, anticipa alcuni punti del piano che sarà presentato ufficialmente il prossimo 16 gennaio in direzione. “Un documento aperto – assicura – che diventerà entro un mese un vero e proprio documento tecnico”. Alcuni di questi punti erano già stati anticipati nelle scorse settimane. Altri sono sono una novità assoluta.

Numero dei contratti. Uno dei punti di partenza è la riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, “che hanno prodotto – scrive Renzi – uno spezzatino insostenibile”.

Tutele crescenti. Renzi non cita mai l’articolo 18 ma parla di un “processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti”. Nel job act è prevista anche l’eliminazione della figura di dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico. “Un dipendente pubblico è a tempo indeterminato se vince concorso. Un dirigente no. Stop allo strapotere delle burocrazie ministeriali”.

Assegno universale. Per chi perde il posto di lavoro, il job act prevede “un assegno universale, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro”.

Rappresentanza sindacale in Cda. Matteo Renzi ha proposto il varo di una legge sulla rappresentanza sindacale sul modello tedesco. E’ necessaria, ha spiegato il segretario del Pd nella Enews, una “legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei Cda delle grandi aziende”. Un punto sul quale aveva discusso anche con il segretario della Fiom, Maurizio Landini, da sempre promotore della norma.

Agenzia unica. La bozza proposta da Renzi prevede la creazione di un’Agenzia unica federale “che coordini e indirizzi i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali”.

Obbligo di rendicontazione online
. Un altro punto chiave è l’obbligo di pubblicare online ogni spesa “per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico”. Unico presupposto deve essere “l’effettiva domanda delle imprese”. Renzi propone anche di introdurre “criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione” con la minaccia di cancellarle dagli elenchi “per chi non rispetta determinati standard”.

Per le aziende. Si parte dai costi per l’energia: Renzi propone di ridurre del 10% l’onere per le aziende, soprattutto per le piccole imprese, quelle che soffrono di più. Il documento parla anche di un taglio alle tasse per le aziende: “Chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più, consentendo una riduzione del 10% dell’Irap”.

Camere di commercio. Nel Job Act è anche prevista l’eliminazione dell’obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio: “Piccolo risparmio per le aziende, ma segnale contro ogni corporazione”. Le funzioni delle Camere, secondo Renzi, possono essere svolte da un Ente territoriale pubblico.

Burocrazia. Il documento prevede un “intervento di semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica sia per i residui ancora aperti (al Ministero dell’Ambiente 1 miliardo di euro sarebbe subito a disposizione) sia per le strutture demaniali sul modello che vale oggi per gli interventi militari”. Renzi propone di adeguarsi alla normativa in vigore per i sindaci: “Decidono destinazioni, parere in 60 giorni di tutti i soggetti interessati, e poi nessuno può interrompere il processo”.

Trasparenza.
Adozione dell’obbligo di trasparenza: amministrazioni pubbliche, partiti, sindacati hanno il dovere di pubblicare online ogni entrata e ogni uscita, in modo chiaro, preciso e circostanziato.

Piano industriale per sette settori. Il segretario del Pd avanza la proposta di scrivere un piano industriale specifico per sette settori (Cultura, turismo, agricoltura e cibo; Made in Italy; Ict; Green Economy; Nuovo welfare; Edilizia), “con indicazione delle singole azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro”.

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